C’è stato un momento – per la verità piuttosto esteso nel tempo – in cui Fabri Fibra è stato insieme il rapper più odiato d’Italia e il pericolo pubblico numero uno del Paese. Non sono trascorsi molti anni da quella fase storica, eppure paiono svariate ere geologiche fa, dentro e fuori la musica italiana. Si ricordano le denunce a seguito delle sue rime, le polemiche infinite, le richieste di censura ripetute e continuative, addirittura l’esclusione da un Primo maggio romano per misoginia acuta.

A meno di dieci anni da allora, oggi a nessuno verrebbe in mente di accusarlo di omofobia, discriminazione o addirittura incitamento all’odio. Sono cambiati i tempi, il rap è diventato mainstream non soltanto nei consumi ma nella cultura del Paese, qualche passo avanti – anche significativo – è stato fatto. Ma è stato fatto grazie a chi ha aperto quella strada di significati nuovi, di libertà d’espressione, di immaginazione, di crogiolo culturale e di contrasto alla tradizione e al letteralismo più indolenti – che poi oggi si stia vivendo un triste periodo di riflusso è anche abbastanza evidente ma non è il punto da dibattere qui e ora. Grazie, si sarebbe detto una volta, ai pionieri, ai fondatori. Ai capostipiti. Ecco Fabri Fibra è prima di tutto questo: il capostipite del rap italiano.

fonte: rolling stone

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